Pagine

martedì 10 gennaio 2017

do not mess with potatoes

Nella nostra famiglia allargata, che è una famiglia che mischia tre nazionalità e quattro lingue, vigono alcune regole di non-belligeranza. Una di esse è che nessuno cucina la pasta in mia presenza. Un'altra è che io lascio a loro la faccenda patate.

Sia chiaro, prima di venire al Nord non ritenevo affatto le patate bollite una "faccenda" delicata. Mentre è ben risaputo che un italiano si inalbera per spaghetti tagliati col coltello e mangiati col cucchiaio, per l'olio nella pentola, per la pentola microscopica, per la pasta scotta e scondita usata per contorno a casaccio, per il ketchup, per questo e per quello, a noi italiani non viene spontaneo guardare alle patate bollite (universale presenza) come a qualcosa di meritevole di troppi riguardi. Io, perlomeno, non conoscevo nemmeno i nomi delle diverse varietà. 

Che fosse una cosa seria l'ho imparato in realtà non da Danne, che è grandemente tollerante e non è mai fanatico quando si tratta di cibo, né dai suoi, visto che per i primi sette anni della nostra relazione abbiamo vissuto a tale distanza da loro che non si era mai posto il problema. Fu la mia amica-vicina di casa in Germania, italiana emigrata da piccola e sposata a un finlandese e che passa da anni tutte le estati in Finlandia circondata dalla grande famiglia di lui, a raccontarmi di come bollire le patate non fosse cosa da prendere alla leggera. Lasciale cucinare a loro e non farti troppe domande! Io mi sono sempre rifatta a questo ottimo consiglio e ho vissuto serena. Mi chiedevo però se non fosse un filo esagerata, la questione. 

Questo capodanno ho finalmente compreso. La cena di capodanno si è svolta a casa mia, qui, con i suoceri e i cognati, tornati giusto in tempo dalla patria di lei, la Germania. La cena si svolgeva da noi perché era più semplice per Kiki andare a dormire presto, ma il menu era stato grossomodo deciso dai miei cognati, che avevano portato dalla Germania tutto l'occorrente per la tradizionale Raclette di capodanno. La Raclette è un po' una fissa in Germania, e si adatta bene alle cene che si protraggono a lungo, perciò è molto popolare per la sera dell'ultimo dell'anno. Fatto sta che l'entusiasmo dei tedeschi verso questo ordigno che scalda il formaggio e l'idea di mangiare per una intera sera formaggio fuso versato sopra a qualunque cosa (verdure, salumi, patate lesse ma anche frutta, a quanto pare) è per me, dopo tanti anni in Germania, ancora fonte di perplessità. Per i miei suoceri, che pure si erano già prestati a questo tipo di cena in passato, è un po' un supplizio cui si piegano con rassegnazione. Non è che la Raclette non ci piaccia, ne a noi né a loro, è solo che non capiamo l'entusiasmo.

Dunque, sempre per le regole di non-belligeranza delle famiglie multi-culti, quando il menu della serata era stato deciso, nessuno aveva protestato (apertamente). Mia suocera aveva lo sguardo smarrito che conosco bene (quello di quando in un momento di grande fretta con la famiglia riunita avevo proposto di fare per loro una carbonara al volo) ma non aveva né fatto proteste né controproposte. Una volta arrivati tutti qua, con il pesante marchingegno e circa due quintali di derrate alimentari tedesche, mia suocera si era messa subito in cucina ed aveva cominciato a fare l'unica cosa per la quale, in questo bailamme di culture, si sentiva sicura di sé: bollire le patate.

Ed è stato lì che finalmente, ho capito. Lo scontro tra due culture basate sulle patate (Germania vs Svezia) mi si è rivelato in tutta la sua perniciosità. Perché vedete, mia suocera aveva già afferrato il pelapatate quando mia cognata ha alzato gli occhi al cielo e ha fatto una faccia tra l'indignato e l'afflitto. È seguita lunga discussione tra i miei cognati, me ne sono sfuggiti vari pezzi ma il succo era che le patate andavano sbucciate bollite, non crude, anche se questo comporta un lavoro più rognoso che forse non era il caso di infliggere a mia suocera. Ho sentito alla fine la frase "secondo me sono più buone così ma voi siete tanti ed io sono una, quindi avrete sicuramente ragione voi". Vi assicuro che questo è l'apex della tensione famigliare cui abbia mai assistito, una roba inaudita.

Alla fine, le patate sono state bollite con la buccia e faticosamente pelate comunque da mia suocera che non ha proferito parola. La cena si è poi svolta con la solita tranquillità e il solito dispiego di trigliceridi. Alla fine, quando siamo rimasti soli ed ed era già il 2017, ho chiesto a mio marito, con puro interesse etnologico, se avesse sentito la differenza nel sapore delle patate della discordia. Perché io, onestamente, no. E lui, onestamente, neppure. Del resto dubito che in molti fuori d'Italia possano dirsi davvero impressionati dalla differenza tra uno spaghetto intero e uno spezzato, ma tant'è, a ognuno il suo e buon anno a tutti.




10 commenti:

  1. uuuuh la patata...una delle mie cose preferite al mondo. Lessa fritta al forno sabbiata nel latte...io la amo e la venero. :D
    Detto ciò, il mio sacrilego marito le lessa(va) sbucciate e a pezzetti.
    Abominioooo!
    la patata si lessa con la bucciaaaaaa!!!
    Dici che ho ascendenze germaniche? :D :D :D :D :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ahahah chissà! vedi che faccio bene a non intromettermi. Ho sempre pensato dipendesse dalla ricetta e da quel che si volesse fare dei tuberi, non che fosse una condizione a priori, la buccia. E ti giuro, è la prima volta che assisto a tale passionalità riguardo al cibo che abbia per protagonisti nordeuropei!

      Elimina
  2. io la patata l'arrostisco fino con la buccia, a pezzetti ma con la buccia! sacrilega io
    buon anno aryaaaaa!!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. no, no se mai sacrilega sono io che non mi ero mai posta il problema (e però mi affido docile a coloro per i quali la questione è seria). Buon anno anche a te cara!

      Elimina
  3. Patate...le adoro!!! Ma io le sbuccio sempre prima anche se sono consapevole che non è giustissimo però troppo sbatti pulire per bene la buccia prima di cuocerle quindi la elimino e via!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ecco, vedi, anche per me è un discorso di sbattimento! poi in alcune ricette può essere fondamentale perché cambia la consistenza, ma differenze di sapore io non ne sento...

      Elimina
  4. anche io sempre cotta con la buccia ma senza farmi troppe domande. Più che altro, conoscendo i miei, mi sa che sia una questione di sprechi: pelarla da cotta è molto facile e non butti via niente altro che la buccia!
    Buon anno multi-culti!

    RispondiElimina
  5. guarda che buffo, a me pare più faticoso sbucciarle da cotte e faccio pure più sprechi, mi sa che mi serve un tutorial :D
    Buon anno a te cara!

    RispondiElimina
  6. Ahahahah, io lo stesso tipo di discussioni senza uscire dai confini nazionali, perché sto con uno del Sud. E il caffé, e la melanzana, e il carciofo, e la rava e la fava... io quando scendo a trovare i suoi vivo con la tua stessa rassegnazione: non mi immischio, basta che mi facciate mangiare! Quando però loro vengono da me, basta un mio sopracciglio alzato perché non si immischino.
    Dici che sia per quello che non vengono mai? :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ahahah in Italia la questione cibo è più spinosa che altrove, secondo me! E la non-belligeranza (rigorosamente a due sensi) dovrebbe essere applicata sempre...l'ho capito espatriando, che avrei dovuto essere più tollerante pur in patria!

      Elimina