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sabato 7 maggio 2016

that's what i do, I drink and I know things

Qui, fisicamente, si arranca. L'agognato congedo di paternità è arrivato e, escludendo le settimane che passiamo in viaggio, è finora stato devoluto a inghippi, rogne, patemi, perlopiù causati da un progetto lavorativo di Danne che ormai non può proprio essere abbandonato. E invece questi giorni dovevano essere finalmente la mia chance di riprendere in mano la mia vita. Non c'è stato verso e non ci sarà, ed io sono arrabbiata, stanca, nervosa, furente, scoraggiata. Non è colpa di nessuno, è la sfiga, è la vita, è il destino, è il karma ed io mi sono rotta le palle.

I viaggi sono tra le ragioni della stanchezza, sebbene siano la ragione migliore. Dopo essere stati dai suoceri in Småland, aprile si è chiuso con una stranamente lunga parentesi toscana a casa dei miei. E uno dice: beh, ti sarai riposata. Eh. No, ormai l'ho detto mille volte, io a casa dei miei non mi riposo mai, perché ho sviluppato la malsana abitudine di passare tutto il tempo a pulire e svuotare casa loro. Beh,  a provarci. Il tutto litigando e poi crogiolarmi in orribili sensi di colpa, perché mi sento l'odiosa saccente che non vorrei essere.

Abbiamo comunque potuto goderci qualche serata o pomeriggio in solitaria, lasciando Kiki coi nonni. Al ritorno di solito trovavamo i miei completamente distrutti e penso che in questo modo abbiamo messo fine alla domanda: ma quando lo fate il fratellino? Abbiamo quindi rivisto care amiche e abbiamo mangiato un sacco. Troppo, ovviamente. E mi sono goduta il vino. Sì, ok, datemi dell'alcolista, non potete capire che cosa significhi avere il vino, ottimo vino, sul tavolo ad ogni pasto senza che sia un affare di stato e berne un mezzo bicchiere solo perché, cazzo, è quel che ci vuole col buon cibo. Ecco. E poi il gelato. E poi almeno qualche pomeriggio di sole e piedi nudi nelle ballerine prima che l'inverno tornasse di colpo a rompere le scatole. Noi eravamo comunque contenti, visto che contemporaneamente in Svezia nevicava.

La vera ragione per cui comunque non possiamo tornare dall'Italia riposati (rinfrancati, ingrassati, abbronzati magari, ma riposati no) è che volare con Kiki non è proprio cosa. Io vi ammiro, plurimamme expat che vi fate voli transoceanici in solitaria con prole al seguito, mi chiedo davvero, onestamente, perché per noi sia tanto più difficile. Siamo noi, è lei, sono i voli brevi a fare la differenza? Mia figlia non si distrae con ipad, e cellulari, lei ve li strappa dalle mani e ve lo giuro è in grado di romperveli senza appello in meno di un minuto. Mia figlia non dorme, o meglio: dorme nel suo letto, al buio, possibilmente da sola e col silenzio intorno. Noi dobbiamo per forza viaggiare con la Ryan, e lì con un bambino sotto i due anni puoi fare una sola cosa: tenertelo in collo, legato alla tua cintura e pregare che non scateni l'inferno. Solo che Kiki in braccio non ci sta mai, nemmeno a casa, nemmeno quando è felice e serena, figurarsi stanca, con le orecchie tappate, alle undici di sera su un aereo pieno di gente e con le luci sparate. Se non fossimo stati in due non sarebbe stato materialmente possibile gestire lei, le borse, le ginocchiate nello spazio microscopico e la voglia di dare fortissimo una testata nel finestrino.

Ecco perché rientrare a casa è tutto sommato un sollievo. La bambina indemoniata si spegne di botto nel suo lettino, la faccia finalmente serena, noi accendiamo il canale HBO e ci guardiamo finalmente la nuova stagione di Game of Thrones sorseggiando l'ottimo limoncello di mia madre. All is well what ends well.

5 commenti:

  1. pero' a me mi fai ridere... consolati che a me mi si e' tuffato il figliolo in piscina con il braccio ingessato sfruttando un sec di rilassamento e distrazione! E per i voli, prima di anni 3, non sono una passeggiata. mi sono rifatta l'oceano in qua con F che mi ha schiaffeggiato e morso e pizzicato a dovere buona parte del tragitto. Quindi dipende molto si dal bambino e dal culo del momento - ogni tanto si addormentanto, su un volo di 14 ore e te ti riesci magari guardare il film -!

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    1. ma come è andata che il piccolo si è rotto il braccio? povero! Ok mi consoli, grazie Fede, pensavo proprio a te in viaggio e mi dicevo: la Fede fa su e giù con l'europa con la fascia, due figlioli, niente passeggino, i bagagli....

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    2. la fede ha fatto su e giù l'anno scorso quando fabio era un baby che per certi versi è più facile. nonostante questo, non ha chiuso occhio all'andata con fabio mezzo malato e piangente, che le ha anche vomitato addosso. Si è presentata a Heatrow con un comodo outfit della british airways. Al ritorno mi pare fosse andata meglio, ma c'è anche babbo. Quest'anno all'andata Ok, al ritorno te l'ho detto: addirittura il tipo della lufthansa mi ha detto di non avvicinarmi a una certa area dell'aereo perchè "you baby is screaming (?!??!) and people want to rest". È sempre un'avventura, più crescono e più viaggiano e meglio va, questo sicuro. poi è culo, dipende dall'orario e da come gli gira la luna. a occhio kiki è come fabio... questo però non ci deve tenere dal viaggiare eh...

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  2. Noi viaggeremo a Giugno per la prima volta e viaggerò da sola con il bimbo..speriamo sia gestibile....

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    1. In bocca al lupo! alla fine, ogni bambino è a sé e ogni viaggio pure. Penso che i bambini ad alto contatto in queste situazioni siano meglio gestibili. Con la mia l'alto contatto diventa un incontro di wrestling.

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