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martedì 23 febbraio 2016

esta es la bendicion de tu madre


Alla casa sul lago

Al cielo sopra al lago, incorniciato dagli abeti, al silenzio, alla mia gonna a fiori, al rumore del remo nell'acqua

A quando nostra figlia ride

A quella pasticceria di Strasburgo con le rose sul soffitto, quando nessuno sapeva fossimo lì

A quella volta che lui mi disse I love you ed io risposi fuck

A quel pomeriggio ad Heidelberg che pareva di essere in vacanza ed io gli dissi, ecco, ricordamelo ogni tanto che io oggi ero felice

A quella volta lungo il Reno che per passare quei cento metri di strada allagata mi portò in spalla, con l'acqua alle ginocchia, ed io ridevo

A ieri che mi ha regalato una borsa e mi ha detto un tempo ti piacevano, le borse

Alle cose che un tempo mi piacevano

...

Poi suona un campanellino e posso  smettere di respirare profondamente e di concentrarmi così attivamente sulle cose cui pensare, a rimbalzare i pensieri negativi con così tanto impegno da far quasi male.

Posso dunque arrotolare il tappetino, piegare la coperta, raccogliere il cuscino e tornare a smarrirmi tra la lista della spesa e quella dei rimpianti già mentre cammino verso casa. E la notte, mentre mi giro e rigiro nel letto, posso riprendere con la nenia infinita di autoaccuse e la costante presa d'atto dei miei fallimenti, solo che in sottofondo c'è lo strambo cd scelto dalla maestra di yoga, stranamente in spagnolo.

Si vede che 5 lezioni, per ora, non sono sufficienti.

11 commenti:

  1. "Costante presa d'atto dei tuoi fallimenti"?
    Io non ti conosco e di te ho letto solo quello che scrivi qui, ma quelli che emergono non sono affatto fallimenti.

    Io non ho amato molto quel Paese dove ti trovi tu ora, e non sono obiettiva parlandone.
    Però credo di esserlo quando dico che gli inverni lì sono lunghi e tristi. E ci si sente molto soli.
    Anch'io avevo abitato a Nord, nel Centro Europa prima, ma lì è un'altra cosa.
    Prenditi i tuoi minuti di passeggiata per andare a fare la spesa, certo, ma usali per te. Non per enumerare i presunti fallimenti, ma per ascoltare un po' di reggaeton! O Shakira. O una qualsiasi canzone che ti metta stupidamente allegria. O un ipod di un programma radio italiano che ti faccia ridere.
    Non lasciare che il cambiamento (enorme) della maternità diventi totalizzante e datti minuti giornalieri in cui ci sei solo tu (e magari ogni tanto puoi far entrare pure lui, vah!) ;)
    Un abbraccio
    Virginiamanda

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    1. Grazie Virginiamanda! Hai ragione, sai, sull'inverno e sulla solitudine, anche se devo ammettere che ho trovato un bel gruppo di persone che mi cazziano regolarmente per non ricorrere di più al loro supporto. E anche sul resto. Non riesco a prendermi tempo solo per me e subisco moltissimo in questo il mio sentirmi senza scopo nel mondo, così mi sento da quando non lavoro e da quando mi sono resa conto che non lo troverò facilmente, anche quando mia figlia andrà finalmente all'asilo. È vero anche che la mia vita non ha niente di terribile, è solo molto diversa da quella verso la quale ho sempre pensato di andare, e ora mi rendo conto che a parte una dose di sfortuna che comunque capita a tutti, sono stata io ad aver preso spesso e volentieri decisioni sbagliate. Ed è come se mi fossi insabbiata in questa constatazione, non la so mettere alle spalle e dire pazienza, quel che fatto è fatto. Grazie del supporto e dell'abbraccio!

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    2. Uhm, per quanto riguarda il lavoro, io non credo sia così nera come la metti. Mi sembra di aver capito che sei stata a lungo ricercatrice in biologia (o ho cannato alla grande? Se sì, scusa), e se c'è una cosa che non manca in Svezia sono proprio i centri di ricerca. Magari lì al sud non è facile, ma io ricordo una collega che dopo aver lavorato come ricercatrice tutta una vita (più di vent'anni) si era messa a fare la maestra di scienze, perché le dava da vivere e le permetteva di scrivere articoli senza stress. Ora non so quali siano i tuoi progetti per il futuro, ma considera un'opzione abilitarti, con il tuo livello di svedese dovrebbe essere quasi automatico vedersi riconosciuti tutti i tuoi titoli. Magari non ti interessa, e allora anche un lavoro non particolarmente impegnativo a livello intellettuale come (senza giudizio alcuno, eh, non mi fraintendere) la segretaria per un periodo magari ti fa sentire meno "inutile" e di nuovo nel mercato. Lavoro porta lavoro, questo è quello che ho imparato io. Se ti posso essere d'aiuto (non credo, visto che hai una famiglia svedese che ti supporta, ma non si sa mai!) scrivimi pure a virginiamanda@gmail.com e ti dico quello che so.
      Un abbraccio e per il momento non pensarci!

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    3. Grazie cara, apprezzo davvero il tuo commento! purtroppo le chances lavorative per una con la mia esperienza lavorativa sono molto ridotte (titolo di studi troppo alto con esperienza molto di nicchia) e si basano molto sui contatti e sul network, faccenda sulla quale ho chiaramente sbagliato tutto. Inoltre si è aggiunto un problemino di autostima che mi pregiudica per le posizioni "alte" cui il mio titolo di studio dovrebbe farmi aspirare. Io farei molto volentieri lavori come quelli che dici tu, ma non mi considera nessuno per quelli, non sai quanti cv ho mandato. Per insegnare mi ci vogliono almeno due anni di studio e non riesco a trovare la forza di tornare a studiare, specie per materie che mi interessano poco. Ti scrivo appena posso così ti spiego meglio, e grazie ancora!

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    4. Cara Arya, mi intrometto in questa vostra discussione per proporre timidamente...hai mai considerato il lavoro da casa? Quando io non avevo idea di dove andare a parare a Barcellona mi sono rifugiata per un periodo sull'online e su UpWork (https://www.upwork.com/), piattaforma che uso ancora ora per arrotondare le entrate della mia vita da freelance. Con la conoscenza dello svedese e delle altre lingue, sono sicura che potresti trovare proposte interessanti :)

      [sempre Giulia di 30equalcosa, in spedizione anonima]

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    5. Grazie della dritta Giulia! devo solo capire come sistemare la faccenda VAT, non avendo partita iva

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    6. Costa tanto aprirla in Svezia?
      Perché altrimenti puoi usare UpWork anche senza partita IVA ma da quello che ho capito ti applicano la tassazione US di default, per evitare evasione fiscale.

      Giulia

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  2. le tue parole mi fanno compagnia....

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    1. grazie, e benvenuta, non hai idea di come mi faccia piacere!

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  3. Anch'io sto attraversando un periodo critico. Criticità dovuta a tante cose diverse. Una di esse la scrittura di una tesi di dottorato dolorosissima per essere stata concepita ed elaborata in 4 anni pessimi, fatti di indifferenza totale da parte del mio supervisore accademico (che si addormentava, letteralmente, durante i nostri incontri) e di giochi politici sadici da parte dei miei supervisori industriali. Una situazione di cui ho messo a fuoco le dinamiche solo a posteriori, perché quando ci sei dentro continui a ripeterti che forse è così che deve essere e stringi i denti e vai. Rendermi conto di quanto mi abbiano fatto star male è stato quasi altrettanto doloroso che viverli, quegli anni. Immagino che per esperienza personale tu capisca di cosa parlo e perché dico che sedersi a scrivere è un tormento. Ogni esperimento che prendo per le mani è come andare a riaprire le ferite e io mi sento allo stesso tempo frustrata per il tempo perso e con la sensazione di non essere stata questo totale disastro se solo avessi avuto dall’altra parte un supervisore degno di questo nome.

    Nel frattempo, per mantenermi (a stento) do lezioni di italiano in 3 scuole diverse. E questo che doveva essere una specie di lavoro di contorno, mentre scrivevo, ha finito per assorbirmi un sacco di tempo per la preparazione, perché ci tengo a farlo bene. 4 giorni su 7 e i rimanenti 3 collassata e in colpa per non aver dedicato tempo a quello che sarebbe il mio obiettivo primario: la tesi.
    La scoperta, la realizzazione, la consapevolezza, che ad insegnare sono brava. Gli studenti entusiasti, le scuole pure ma non è quello che voglio fare nella vita. Lo faccio e lo faccio bene e le ore che passo in classe non mi pesano, perché quando sono in ballo io ballo. Ma non è lì che vedo il mio futuro e a volte questa consapevolezza mi toglie l’aria. Quanto tutti ti dicono “ma dovresti essere contenta!” e tu pensi che non lo sei e ti senti pure un’ingrata.

    E mi sono innamorata (un anno e mezzo fa, per la verità). Da persona razionale ho sempre saputo che la cosa non sarebbe andata da nessuna parte, essenzialmente per il fatto che la controparte ha una valanga di problemi psicologici e di blocchi emotivi per cui nonostante un contatto pressoché quotidiano e nonostante mi ripeta che è contentissimo di avermi nella sua vita, lo vedo che non è con me. Ho mantenuto da sempre i rapporti su un certo piano e ad una certa distanza. La parte razionale di me mi ripete come fa a piacere proprio a te uno così?! Ma mi scappa un sorriso ogni volta che ricevo una sua mail, controllo il telefono per vedere se mi ha scritto, mi occupa spazio CPU nel cervello e io dovrei scrivere e invece ci penso, ci penso, ci penso. Soprattutto quando mi impongo di non pensarci, ovviamente.

    Fin qui il mio stato emotivo affaticato e prostrato.

    L’altro giorno parlavo con una ragazza del coro che disse che ora che aveva compiuto 32 anni si sentiva vecchia e inconcludente per avere “un lavoro? Non mi piace troppo ma ok. Un uomo? Di tanto in tanto. Una casa? Appena comprata. Figli? nemmeno in vista”. Pensavo che se vai a guardare questa lista io sto a quasi-zero. E so che per almeno un paio di anni non ci saranno né case, né matrimoni, né prole. E forse nemmeno un lavoro meglio pagato.
    Poi ho letto il tuo post e mi è venuto in mente che a volte nemmeno i matrimoni e i figli e le case (e tu sei una di quelle che tutte queste cose le ha fatte perché voleva, ne conosco molte che le hanno fatte perché questo era quello che ora ci voleva) be’, nemmeno tutto questo basta a volte. E so quanto sia difficile quando intorno ti dicono "ma cosa ti manca?"

    Al termine di questo lungo sproloquio vorrei solo dirti che, per quanto assurdo possa suonare, ti capisco moltissimo e ti sono spiritualmente vicina. E che non vedo fallimenti nella tua vita, anzi. Vedo una mente lucida e intelligente e un cuore affettuoso e attento, che sono cose non da poco.

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  4. Grazie per il tuo commento cara fughetta, ho capito negli ultimi tempi quanto si assomiglino le nostre esperienze di dottorato - cosa che mi fa pensare siano situazioni fin troppo diffuse. Quello che hai scritto del dolore che provi riprendendo in mano ogni esperimento lo sento così "mio" che fa quasi paura. E da quel dolore sono nati quasi tutti i miei errori più recenti (e la causa della assenza totale di network funzionante). No, decisamente, a volte non bastano le cose che si pensa bastino, ed è difficile da spiegare perché la quasi totalità degli esseri umani pensa che la felicità arriverà quando arriverà quella cosa X che loro pensano sia il tassello mancante. È buffo poi come visti da fuori siamo tutti meglio, più risolti, più stabili, più "di successo" di quanto non ci sentiamo da dentro. Io in questi anni ti ho sempre seguita e pensata e ammirata, per tutto quello che sei riuscita a fare, e per come sei, ovviamente.
    Sento tutta la tua vicinanza, la vicinanza delle persone è una delle tante cose di cui so di dover essere grata alla vita, e spero davvero che presto tu possa sentirti meglio nella tua vita, qualunque essa sia. Essere innamorati poi è comunque una cosa bella, ci ricorda che siamo vivi.

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