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martedì 9 febbraio 2016

And when we've been through all the pages we just start again

Forse avevano ragione quei popoli che aspettavano che un bambino fosse cresciuto per dargli un nome definitivo. Se l'avessi conosciuta come la conosco ora, Kiki qui sul blog l'avrei chiamata Masha, come la bambina di Masha e Orso. (A proposito, leggete qui se vi va) Me la ricorda parecchio mentre mi mette a soqquadro* casa e quando mi arrabbio non si scompone manco per un secondo, solo si ferma a guardarmi prima di scoppiare a ridere. Come Masha è iperenergetica e coraggiosa ed è temutissima dagli animali di casa. Pure la casetta nel bosco ci abbiamo, alla bisogna, e il papà Orso di nome e di fatto.

Kiki e il Telecomando, l'eterna lotta per la supremazia domestica

Quando è nata i miei mi hanno fatto avere il libretto su cui avevano annotato i miei primi anni. Vi si legge, con la calligrafia di mio padre, che ero riflessiva e furbetta, terribile e rompiscatole. La mia bisnonna, che poveretta era semiparalizzata ed è morta quando avevo poco più di due anni, pare che si lamentasse esclamando alla mia vista: oh no! c'è di nuovo quel bimbo! (mia madre mi vestiva d'azzurro).

Danne d'altro canto pare sia stato un angioletto, del tipo che ti resta sempre vicino e non ti fa vivere col terrore di sentire l'altoparlante che annuncia che hanno trovato un bambino biondo, venitelo a riprendere. Cosa che però succedeva col fratello (pare lo tenessero al guinzaglio), quindi pure da quella parte della famiglia non è che siano privi di bambini impegnativi. Anzi, narra la leggenda che, più grandicelli, i due fratelli insieme si siano dedicati ad una serie di attività ai limiti dell'infarto, tra le quali lanciarsi dal tetto innevato con lo slittino e far esplodere ordigni artigianali in giardino.

Pure la Cuginetta è un po' così, un terremoto, sempre a prendere qualcosa a calci, sempre a saltare e lanciarsi e in generale tentare di ammaccarsi. Spesso torna dall'asilo coperta di sabbia e terra e fango fino alla punta dei capelli, (qui li tengono fuori a giocare tutto l'anno) e con le gambette esili che sono tutto un livido, dunque so già che cosa ha in serbo per me il mio futuro. Mia cognata la iscrive a corsi tipo danza e baby-yoga, con scarsi risultati, io sto valutando di cercare una squadra di rugby per quando sarà.

L'altro giorno parlavo con mio padre e gli raccontavo di come Kiki non mostri mai di aver paura di qualcosa. In realtà ci sono cose che non le piacciono o la lasciano in dubbio, ma lei le affronta da sola, senza coinvolgermi, senza venire a nascondersi dietro di me oppure scrutando le mie reazioni. Però non avevo nemmeno finito la frase che subito mio padre ha sentenziato: male! la paura del pericolo è importante! Eh già.

Naturalmente non mi sono stupita nemmeno un po'. A casa mia, la paura, l'insicurezza, il non correre rischi, sono sempre stati visti come virtù. E non che non abbiano i loro lati positivi. Però mi è tornato anche in mente quello che mi disse mia suocera, madre della succitata coppia di stuntmen. Quando erano piccoli e giocavano in giardino, e la cosa più tranquilla che facevano era arrampicarsi sugli alberi, lei si imponeva di non inseguirli dicendo "attento che cadi" né di andarli a tirare giù. Anche se era terrorizzata che si facessero male. Perché per quanto tremendo per lei, era convinta che fosse importante farle quelle cose, per loro. Le loro scoperte e le loro imprese. A loro non faceva percepire nulla, glielo confessò solo molti anni più tardi che per l'angoscia a volte doveva imporsi di distogliere lo sguardo.

Per la legge degli equilibri cosmici, tra me e Danne l'apprensivo è lui. L'universo ha il senso dell'ironia. Chissà se riusciremo a gestire il labile confine tra la nostra paura e quella di Kiki, a dare più strumenti che limiti, a spiegare i rischi che esistono senza che essi diventino paralizzanti.





*giuro che è dalla terza elementare che aspettavo questa occasione

12 commenti:

  1. Due osservazioni, che replicano i due sorrisi principali che il tuo post mi ha evocato. Il primo riguarda le imprese di Danne and Brother, perché davvero pare di leggere quelle di Emil o di Martina della Lindgren (!).
    La seconda osservazione (con sorriso) riguarda quello che dice tua suocera, perché è esattamente quello che mi ha rivelato mamma 'povna quando avevo 20 anni, e rievocava come nel paese-che-è-casa. dove io e i miei cugini venivamo lasciati a giocare in giardino protetti, certo, ma perfettamente da soli per tutta la giornata, e dunque liberi di fare ogni sorta di cosa pericolosa (che abbiamo fatto). Tanti anni dopo, la mia mamma mi disse: "Avevo paura, ovvio, ma era sbagliato. Dunque mi raccomandavo a santa Pupa e tornavo in casa". Le sono grata ancora oggi, e confermo che questo, più di molte altre cose teoriche o più intellettualmente militanti, ha contribuito ad abbattere tanti soffitti di cristallo, nella mia educazione.

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    1. indubbiamente! ed infatti io vivo con molta frustrazione di aver avuto un'educazione, al contrario, molto campana-di-vetro. Peraltro, come sottolinei tu, quel tipo di "protettivismo" si porta dietro, magari inconsapevolmente, il corollario del sessismo, perché quando un genitore si mette lì ad aver paura di tutto è più facile che sotto la campana ci metta una femmina che un maschio. Grande mamma-povna!

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  2. ci pensavo stamattina mentre il figlio, in teoria malato, faceva la break dance e tentava di roteare sulla testa. io, francamente, gli ho detto di smetterla subito...sono connie e non so perché sono anonima...

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    1. eh ma non è mica facile, infatti. Aver paura penso sia quasi inevitabile.

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  3. Sono cresciuta in modo schizofrenico (d'altronde non sarei io), da genitori molto fiduciosi e nonni molto apprensivi. Passando parecchio tempo coi secondi, il risultato finale è stato una serie indicibile di ansie. Siccome molta dell'apprensività me l'ero già sciroppata, sono una madre poco apprensiva. L'Uomo, che si è sfasciato varie parti del corpo nell'infanzia, è di un'apprensività imbarazzante. Sì, l'universo ha uno spiccato senso dell'ironia.

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    1. ah, vedi, corsi e riscorsi storici, come si suol dire!

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  4. la figlia dell'autore del blog è molto Masha anche lei! ;-)

    Ricordo la mia amica Ann che parlava della sua seconda bambina come di una che "non ha paura di niente", cosa che la metteva enormemente in apprensione. In realtà si trattava di una bambina molto intraprendente ma anche molto attenta e osservatrice, che semplicemente si cimentava in tutto quello che faceva la sorellina più grande con grande entusiasmo e che non aveva paura di buttarsi. Ricordo di aver notato con una stretta al cuore come se lo stesso carattere lo avesse avuto un maschio sarebbe stato incoraggiato mentre in lei era un continuo "fai attenzione!".

    Ricordo di averla guardata, la 5enne Leonie, pensando "spero che tu sia ancora così tra 10 anni!"

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    1. ma è meraviglioso, non avevo proprio fatto caso al nome! Quanto è piccolo il web.
      Sì è un po' quello che pensavo anche io, che alle femmine rischi di andar peggio a parità di genitori. Ed è una gran fortuna comunque quando hanno fratelli o cugini, perché il crescere a contatto con bambini del sesso opposto fornisce stimoli che magari altrimenti verrebbero preclusi a prescindere. E questo mi fa pensare al fatto che, pare, sempre più scuole nel mondo anglosassone (ma c'è chi lo ha ventilato anche tra quelli del family day) stiano valutando di tornare alle classi separate.

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  5. Da quando ci sono i ragazzi mi ripeto sempre che se faranno la metà della cagate che ho fatto io nelle diverse fasi della mia vita potrò ritenermi fortunata e pur sapendo che i bimbi piccoli, poi più grandi per non parlare dei ragazzi, riescono a mettere in piedi teatri orripilanti per un genitore mi sono imposta di lasciare spazio. Quando ero piccola io e mi facevo male i miei attendevano 48 ore per la lastra, per capire se fosse o meno scena, quando ero piccola io se mi facevo male le prendevo pure o venivo fortemente sgridata e punita, sempre per evitare la scenata, ma questo non ha mai impedito nulla. Oggi mi ritrovo sugli spalti con Figlia2 sulla trave e io che guardo con un occhio sì e uno no, terrorizzata, ma il mio terrore non deve arrivare a loro. Quando si organizzano circhi casalinghi e vedo che esagerano evito se posso il "basta che vi fate male" ma le blocco con un pessimo "così mi rovinate il divano" del divano ovviamente mi frega poco ma preferisco passare per mamma rompipalle che crescere dei figli timorosi. Questo nonstante un mini gesso misura 19 e un ricovero per trauma cranico, per non parlare dei tagli. E come mamma 'povna, altari a santa Pupa e via!

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    1. oddio, io ho tutta la buona volontà del mondo ma mi rendo conto leggendoti che sarà molto più dura di quello che posso immaginarmi! La cosa del divano mi sa che te la copierò, e poi un voto alla santa ;-)

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  6. Io pure cresciuta da madre iper ansiosa che ogni volta che facevamo qualcosa da bambini ci diceva "un bambino è morto facendo quello che state facendo ora". giusto per non crescere nell'ansia. quindi vai tranquilla con Kiki, direi che l'equilibrio cosmico ci ha visto bene :)

    [sono Giulia di Trent'Anni e Qualcosa - blogspot si rifiuta di riconoscere il mio account wordpress]

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  7. ahahaha è vero, lo dicevano anche a me! peraltro sconfinare nell'urban legend era un attimo
    (ma che succede a questi account ultimamente??)

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