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martedì 3 gennaio 2012

our house, in the middle of our street

Il trasloco è cominciato, e infatti ho le ossa a pezzi.
Scatola su scatola, trasportiamo via dalla stramba mansarda i nostri pezzi. E ogni oggetto mi rimanda ad un tempo difficile e in fondo felice, giorni lontani anni ormai, i giorni in cui mi trasferii qui con una valigia con il sovrapprezzo Ryanair e poco altro.
Una cesta di vimini di Home Depot, un vaso preso per pochi euro da Tschibo. Lo scaffaletto di vetro che vendeva Lidl e che portai a casa in tram dopo una lezione di tedesco. Le tazze della colazione di quando ero bambina, portate qui perché sono una gialla e una blu, come i colori svedesi. I cuscini con le righe comprati al negozio di materassi accanto al mio vecchio studentato, assieme al mio ex, nell'ultimo scampolo della mia ex-vita.
Mi ricordo soprattutto di quei primi mesi, in cui ero disperata per essere disoccupata e per il terrore di aver potenzialmente distrutto la mia vita, eppure così felice di essere qui. E siccome ero sola tutto il giorno, a parte studiare tedesco passavo il tempo in giro per negozi di arredamento a quattro soldi, in cerca di qualcosa che potesse darmi la sensazione di star costruendo qualcosa qui. Nella stramba mansarda sopra la panetteria, con lo strambo svedese che aveva scombussolato la mia esistenza.
Mi ricordo che piangevo tanto, e ridevo tanto. Tutti i miei vestiti entravano ancora dentro la metà dell'unico minuscolo armadio di casa, quello di Danne, dopo che mi aveva fatto posto. Adesso ce ne sono altri tre, di armadi, per non contare le cassettierie e gli altri risultati dei nostri frequenti tour da ikea. Mi ricordo anche il primo, fatto un mesetto dopo il mio arrivo grazie a due amici muniti di auto (anche questa per noi è arrivata dopo). Mi ricordo l'impacciato imbarazzo del trovarsi a scegliere mobili e oggetti insieme a questo fidanzato convivente nuovo di zecca, che conoscevo da tanto poco.
Danne adora questo scomodo appartamento pieno di charme, con le stanze grandi e l'affitto al minimo, col soffitto a travi di legno sopra il quale scorazzavano ignoti roditori, con la scala scricchiolante, le finestre che guardano verso le stelle, persino il padrone di casa incommunicado e che parla solo Badisch. A me pure piaceva, piace, mi guardo intorno e rivedo l'inizio della nostra storia, e l'inizio della mia vita adulta, le mie cianfrusaglie da pochi spiccioli comprate con tanto entusiasmo.
Poi la scomodità e i disagi e l'antiestetica vecchiezza dopo qualche anno cominciano a pesare, si diventa più esigenti, si aggiungono i gatti e il fatto di non avere praticamente porte rende le cose complicate. Era tempo di cambiare, time to move on.

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