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mercoledì 15 aprile 2015

please wake up and feel the love (the sinner is you)

I miei sono venuti a trovarmi. Per l'occasione ho affittato il piccolo appartamento degli ospiti che esiste nel mio complesso abitativo, a 500m da casa mia circa. Quindi la convivenza era limitata a circa 12 ore al giorno. Eppure non è stato facile lo stesso.

Era la prima volta che mio padre veniva a trovarmi in circa dieci anni di vita all'estero. Per un'intera settimana poi, un evento davvero insperato. Mia nonna era ben poco felice quando ha saputo che suo figlio si sarebbe assentato dal suo capezzale (figurato, mia nonna non è allettata, solo molto anziana) e difatti ha chiesto: ma devi proprio? Perché in fondo che bisogno c'era di lui? che gliene importa ad un uomo di un neonato? di certo io avrei al massimo avuto bisogno di mia madre.

Io non riuscivo certo a definire questa visita il risultato di un "bisogno". Se vivo lontana da nonni vari per tutto l'anno, non è una settimana a cambiarmi la vita, no? per me era più un'occasione per passare del tempo insieme, e sì, in questo senso mio padre doveva esserci, guarda un po'. Mia nonna intanto si è autoconvinta che questo imprescindibile viaggio di mio padre fosse in occasione del battesimo di Kiki - ha fatto tutto da sé. nessuno ha mai parlato di battesimi e Kiki non sarà battezzata. Si vede che altre ragioni per mio padre di incontrare sua nipote non ne vedeva.

lunedì 13 aprile 2015

nobody said it was easy

Non ho mai pensato che un giorno avrei corso il rischio di avere un mommy-blog. È che nella mia vita accade ben poco che non riguardi la scimmietta urlatrice. Non ho poi, peraltro, nemmeno la pretesa di dire niente di nuovo, ché lo so bene che ci sono passati tutti. E dunque, nelle poche volte che potrei avere pure tempo di scrivere e la voglia di narrare di questi giorni, finisce che mi sento pure noiosissima. Orbene, in futuro cercheremo di fare di meglio, a sto giro vi beccate la storia dell'allergia al latte vaccino

domenica 22 marzo 2015

#ioleggoperché (22 marzo)

Da tanto vorrei partecipare a questo bel gioco creato per #ioleggoperché, ma in pratica la sua creazione ha coinciso con l'arrivo di Kiki nella mia vita e la conseguente perdita di controllo su qualunque routine, schema, orario o priorità. Nel senso che è già un successone se riesco in capo ad una giornata a mettere insieme tre pasti una doccia e una spazzolata ai denti (ai capelli no, ci abbiamo rinunciato). Ma insomma, l'idea mi piaceva e ci tenevo prima o poi, prima dei diciottanni di mia figlia diciamo, a partecipare.
E il libro che cito è uno dei pochissimi che mi sono portata in giro per il mondo, mentre la maggior parte dei libri comprati prima dei 25 anni è rimasta per motivi logistici a casa dei miei in Italia. È un libro che ho molto amato, perché è bellissimo e perché sono un chimico, e quell'estate che mi martoriavo sulla scelta della facoltà universitaria, e non riuscivo a scegliere tra Lettere e Chimica - tra lo studio delle cose "chiare e distinte e verificabili" e il fascino della parola, della comunicazione, del racconto, di tutto quello che c'è di imponderabile nell'animo umano - un uomo che incontrai per caso mi disse "Nulla vieta che tu scriva lo stesso, Campana era un chimico, e pure Primo Levi". In realtà non ho mai smesso di rimuginare su quella scelta, che temo ancora sia stata un grandissimo errore, eppure è stata l'origine di tutto quello che di bello e importante è accaduto nella mia vita. Persino ieri notte ho visto bene di rotolarmi nell'insonnia (tra un pasto e l'altro della scimmietta) ponderando quest'annosa questione e ricavandone un poderoso malditesta. E forse è per questo che porto questo libricino con me attraverso i traslochi e le frontiere, anche se nel tempo i sentimenti con cui ho letto un racconto o un altro sono mutati. Ad ogni modo, il Sistema Periodico non è, come dice Primo Levi stesso nell'ultimo racconto (Carbonio) un trattato di chimica, ma un modo bellissimo e poetico con il quale un chimico ha potuto raccontare pezzi della sua vita e le storie che a quella vita si sono intrecciate. Attraverso un quarto di secolo, dagli anni degli studi universitari sotto le leggi raziali, passando per la guerra, la militanza partigiana ed il campo di concentramento, sempre guardando il mondo da dentro un laboratorio, ha raccontato, un elemento chimico alla volta, la sua storia ma anche la Storia, della quale è stato testimone drammatico. E per questo, dopotutto, penso che possa partecipare al tema di questa settimana.

martedì 17 marzo 2015

well I was right but what else to do other than your best


Everyone should have kids. They are the greatest joy in the world. But they are also terrorists. You'll realize this as soon as they're born, and they start using sleep deprivation to break you. (Ray Romano)

Ogni settimana vado all'ambulatorio pediatrico (barnavårdcentral) per un controllo. Incontriamo così Viktoria, l'infermiera che ci è stata assegnata. Il pediatra invece, inteso come medico, lo si incontra più di rado, ed oggi era la prima volta da quando io e Kiki siamo state dimesse dall'ospedale. È un po' come durante la gravidanza, quando la presenza dei ginecologi era molto limitata. Lo dico senza sapere se le cose stanno allo stesso modo in Italia, questa è l'unica esperienza che ho.

domenica 15 marzo 2015

I know we're cool

Il Fidanzato l'ha perdonata. Ci sono voluti anni, qualche cattiveria, molto dolore, un poco di pazienza, ma alla fine che sono approdati in questa dimensione dove ci si scambiano auguri e conversazioni di convenievoli, consigli, interessamento sincero, pure qualche ricordo che non fa più male. Una dimensione un tempo insperata. Una dimensione comunque segreta, grossomodo, perché non tutti capiscono. Anzi, quasi nessuno.
È in fondo un gioco di equilibri - poche regole inviolabili e la consapevolezza che tutto potrebbe rovinare giù da un momento all'altro. E se succedesse, loro non potrebbero che limitarsi a guardar le rovine, non ci sarebbe nemmeno da piangere, dopotutto: tutti gli addi son già stati detti mille volte, tutte le recriminazioni fatte, tutte le lacrime versate. Dunque si prende il tutto come viene, con una quieta accettazione e un codice non scritto da seguire senza sgarri. 

giovedì 12 marzo 2015

And I must confess, my heart's all broken pieces and my head's a mess

Come Jack Frusciante, Crudelia è uscita dal gruppo.

L'ho scoperto per caso, al mio rientro al bokcirkel dopo il parto. E ci sono rimasta malissimo. Aveva a quanto pare scritto alla sola responsabile del club, dicendole che avrebbe smesso di venire agli incontri ma non aveva intenzione di dire a nessuno perché. Ero stata io a introdurla nel gruppo, assieme ad Anna dai capelli rossi, che poi se ne è andata, dunque tutte si aspettavano che io ne sapessi qualcosa. E invece, son caduta dalle nuvole. Non solo, ho dovuto ammettere di non aver ricevuto da Crudelia alcuna risposta alla mail che avevo inviato a tutte per annunciare la nascita di Kiki. A sentire questo, tutte hanno esclamato di stupore e indignazione. Io, onestamente, non ci avevo fino a quel momento fatto gran caso, non avrei mai pensato che fosse obbligatorio farmi le felicitazioni. Però in quel momento in effetti cominciavo a vedere la stranezza del tutto: Crudelia era stata tra le più solerti e affettuose nel preparare la mia baby shower. Aveva comprato tantissime cose, fatte a mano delle altre, dimostrato di aver dedicato tanto tempo a me e a Kiki, e il tutto nonostante dei bambini per sua ammissione le importasse zero. Alcune delle altre le avevano scritto per dirle che ci mancava, o per chiederle come stava ma le risposte erano state stringate e sibilline. "Non vuole più avere a che fare con noi" era la conclusione cui erano arrivate. A me si è spezzato un po' il cuore.

giovedì 5 marzo 2015

anche gli svedesi saltano la coda

Niente, è decisamente troppo presto per tornare a bloggare. Il fatto è, come si immagineranno facilmente tutti, che qui non si dorme. Peggio, ci si ammala. E quando si chiama per informazioni il numero apposito (in Svezia c'è un numero per tutto, il punto spesso è solo scoprire quale) ci si sente dire che forse è il caso di presentarsi al pronto soccorso apposito. Che però è all'altro capo della città, io non ho la macchina e alla bimba sono vietati i mezzi pubblici finché si è in periodo di virus. Cioè per altre 3 settimane minimo. Per fortuna sono qui in visita i suoceri. Dunque il suocero mi accompagna in auto all'ospedale e la suocera sta con la bimba a casa, poiché l'auto è sprovvista di seggiolino. Solo che la suocera è nel panico perché ha paura di non sapersela cavare da sola con una neonata - cosa che mi fa sorridere perché lei ha avuto due figli e ha lavorato coi bambini tutta la vita, se non fosse in grado lei ci sarebbe da chiedersi con che coraggio due settimane fa IO, che non avevo mai visto un neonato coi miei occhi, sia stata autorizzata a portarmelo a casa... Il suocero ha il problema opposto: millanta sicurezza e dice di conoscere la strada. Ovviamente ci perdiamo (questa città è famosa per la viabilità impossibile). E solo quando si rassegna a chiedere informazioni ad un passante, si scopre che aveva anche il navigatore in macchina. Vabbè. Quindi arrivio al pronto soccorso che io sono ormai un fascio di nervi, lui sta parcheggiando. La signora alla reception mi fa: siediti e aspetta che un'ostetrica venga a parlarti. Quando mio suocero mi raggiunge, ripeto a lui quello che mi hanno detto. Lui di colpo si alza e si fionda a parlare con la reception. Immagino sia per controllare che io abbia compreso bene, per via della lingua etc. Inoltre, mio suocero parla pochissimo, a voce bassissima, quindi  le mie conversazioni con lui mi lasciano sempre dubbiosa di non aver capito bene. Tempo due secondi arriva l'ostetrica...ma come, c'era una sala d'attesa piena di donne incinta e bambini...ma non faccio domande e mi faccio visitare. Tutto ok, mi dice sei solo stanca e disidratata. Se vuoi aspettare un ginecologo fa' pure ma non te lo consiglio, visto che secondo me è tutto ok e ci vorranno ore e tu hai la bambina a casa...Ed io penso:_accidenti che acume, ha visto subito che la bambina non era con me in sala d'attesa! Ed esco. E solo molte ore dopo metto insieme tutti gli indizi, compresa una strana frase borbottata da mio suocero e scopro che in pratica aveva chiesto alla reception di non farmi attendere troppo perché avevamo dovuto lasciare una bimba di due settimane a casa con una persona poco esperta! Mia suocera ancora ride a ripensarci, e dice che magari rischiavamo pure che ci mandassero i servizi sociali, però, accidenti, questo suocero silente e scandinavo ha sorprendentemente un gran talento per saltare la coda al pronto soccorso.